Imparare dalla natura — Dai muri di Genova a un giardino vivo

Osservare come vivono le piante per progettare comunità vegetali più stabili
Sui sentieri e tra i muri a secco di Genova, Erigeron e valeriana rossa riescono a fiorire nelle fessure. I fichi attecchiscono negli angoli dimenticati. Ai margini dei campi, i papaveri compaiono nella stagione giusta e lasciano dietro di sé i semi della generazione successiva.
Queste piante ricevono pochissime cure, eppure riescono a trovare opportunità di vita anche dove suolo, acqua e spazio sono limitati.
Osservarle mi porta continuamente a una domanda:
Per me, imparare dalla natura non significa riprodurre un paesaggio selvatico.
Significa capire come le piante occupano lo spazio, si rinnovano, competono, collaborano e cambiano nel tempo, e trasformare queste dinamiche in strumenti di planting design.
01|Guardare come vive una pianta, non solo come fiorisce
Quando scegliamo una pianta per il giardino, è facile concentrarsi prima di tutto su colore, forma e periodo di fioritura.
Ma ciò che determina l’aspetto del giardino fra tre, cinque o dieci anni dipende anche da:
Alcune piante rimangono per anni nello stesso punto e formano lentamente cespi sempre più maturi.
Altre si espandono attraverso stoloni, rizomi o parti sotterranee.
Altre ancora hanno una vita relativamente breve, ma continuano a comparire grazie alla risemina spontanea.
Il lavoro di Piet Oudolf mi ha aiutato a spostare l’attenzione dal singolo momento della fioritura all’intero ciclo di vita della pianta e al suo comportamento all’interno di una comunità.
Le ricerche di Olivier Filippi sulle piante mediterranee e sui giardini secchi mi hanno portato invece a osservare con maggiore attenzione come le specie reagiscono a siccità, povertà del suolo ed esposizione.
Questi punti di vista hanno cambiato anche il mio modo di osservare la vegetazione spontanea in città.
02|Piante diverse hanno strategie di sopravvivenza diverse
Alcune piante sopravvivono attraverso il rinnovo
I papaveri ai margini dei campi mostrano bene il valore dei semi.
La singola pianta termina il proprio ciclo, ma la popolazione può continuare perché una nuova generazione compare quando le condizioni tornano favorevoli.
In giardino questo significa che alcuni effetti paesaggistici possono essere mantenuti attraverso il ricambio generazionale, senza pretendere che ogni singola pianta resti nello stesso posto per anni.
Altre occupano progressivamente lo spazio
Alcune specie si espandono fino a creare una copertura continua del terreno.
Questo può ridurre la quantità di suolo nudo e limitare le opportunità di insediamento di alcune infestanti.
Ma questa capacità richiede anche controllo: una specie molto competitiva può togliere spazio alle piante vicine.
Altre ancora sanno attraversare periodi difficili
Tessuti succulenti possono immagazzinare acqua.
Foglie piccole, crescita lenta o dormienza stagionale aiutano alcune specie a superare periodi di siccità o scarsità di risorse.
Comprendere questi ritmi significa anche accettare che un giardino mediterraneo non debba apparire identico durante tutto l’anno.
Ogni stagione può avere un proprio carattere.
03|Imparare dalla natura non significa copiare tutto ciò che cresce spontaneamente
La vegetazione spontanea ci insegna moltissimo, ma non tutto ciò che cresce con facilità è automaticamente adatto a un giardino.
L’ailanto, per esempio, dimostra una straordinaria capacità di diffusione e rigenerazione.
Possiamo osservare e studiare queste strategie senza per questo introdurre nel progetto una specie difficile da controllare.
Imparare dalla natura significa anche:
osservare, comprendere, selezionare e decidere.
Il progetto non rinuncia al controllo.
Cambia semplicemente il tipo di controllo: invece di tentare di mantenere ogni pianta immobile, orienta le dinamiche della vegetazione entro una struttura leggibile.
04|Trasformare le strategie di sopravvivenza in strumenti di progetto
Queste osservazioni diventano davvero utili quando tornano a rispondere a problemi concreti del giardino.
Se il terreno rimane continuamente nudo e pieno di infestanti
Prima di pensare soltanto al diserbo, mi chiedo perché il suolo rimanga esposto.
Possiamo utilizzare specie adatte al sito per costruire progressivamente una copertura del suolo?
Una vegetazione più densa può limitare lo spazio disponibile per alcune infestanti.
Nelle prime fasi, però, il controllo delle infestanti rimane importante per permettere alle specie progettate di stabilirsi.
Se vogliamo ridurre i continui reimpianti
Possiamo costruire una struttura con specie longeve e adatte al sito, aggiungendo poi elementi stagionali e una quantità controllata di specie capaci di autorisemina.
In questo modo il giardino mantiene una struttura riconoscibile, ma lascia spazio anche a piccole variazioni di anno in anno.
Se il sito è secco, povero o esposto al vento
Non considero questi problemi come una sola categoria.
Siccità, terreno povero e vento richiedono strategie differenti.
La riduzione dell’irrigazione nasce prima di tutto dalla corrispondenza tra piante e condizioni del sito, insieme a una corretta preparazione del terreno e dell’apparato radicale.
Se vogliamo che il giardino cambi nel tempo
Possiamo lasciare spazio alla risemina e all’espansione, mantenendo però percorsi, bordi e strutture spaziali chiari.
Decidere quali nuove piante conservare, quali diradare e quali gruppi contenere diventa parte della gestione.
05|Il planting design diventa gestione di una comunità
Un buon planting design non riguarda soltanto la posizione iniziale di ogni pianta.
Riguarda anche ciò che succederà dopo.
Mi interessa quindi progettare:
Questo significa considerare il giardino come una comunità vegetale, non come una collezione di oggetti botanici indipendenti.
Più comprendiamo queste relazioni, più possiamo passare da una manutenzione basata sulla correzione continua a una gestione fatta di osservazione, selezione e orientamento.
06|Un giardino a bassa manutenzione non è un giardino lasciato a se stesso
Lasciare spazio all’evoluzione non significa abbandonare il giardino.
Al contrario.
Nei primi anni può essere necessario intervenire con attenzione:
Quando la vegetazione si stabilizza, il lavoro può gradualmente spostarsi dalla continua sostituzione verso una gestione più selettiva.
È una differenza importante.
Meno manutenzione non significa nessuna manutenzione. Significa manutenzione più consapevole.
07|Progettare una superficie viva
Mi piace pensare alla superficie del giardino come a uno spazio che le piante possono occupare, condividere e ridistribuire nel tempo.
All’inizio decidiamo dove collocarle.
Ma progettiamo anche pensando a come cresceranno, si incontreranno, si espanderanno, arretreranno e si rinnoveranno negli anni successivi.
La struttura dei percorsi, i bordi, i volumi principali e la composizione stagionale permettono a queste trasformazioni di rimanere leggibili.
È questo il significato che attribuisco a un giardino vivo:
un giardino adatto alle condizioni del luogo, dotato di un proprio ritmo di crescita e capace di cambiare nel tempo senza perdere la propria identità.