Ligurian Mediterranean Garden

Come può un giardino in Liguria appartenere davvero al suo luogo? Questo studio parte dal clima, dalla topografia e dai materiali del paesaggio locale per esplorare come costruire una comunità vegetale mediterranea capace di adattarsi alle condizioni ambientali e, allo stesso tempo, di proseguire il linguaggio del paesaggio ligure.
Partire dalle condizioni del luogo
Il paesaggio ligure non è uno sfondo costantemente verde, umido e fertile. Sole intenso, siccità estiva, vento, suoli poveri e con scarsa capacità di trattenere l’acqua, insieme agli uliveti terrazzati, ai muri a secco e ai percorsi in ghiaia, definiscono le condizioni specifiche di questo territorio.
Per questo, lo studio non parte dalla domanda “quali piante sono più belle?”, ma da una questione più fondamentale: quale comunità vegetale può adattarsi realmente a questo clima e, allo stesso tempo, continuare il linguaggio del paesaggio ligure?



Costruire una struttura mediterranea stabile
La base di un giardino capace di durare nel tempo non è la fioritura, ma una struttura vegetale in grado di mantenere ordine e presenza durante tutto l’anno.
Partendo dalle specie tipiche della gariga mediterranea, il progetto costruisce uno sfondo stabile attraverso variazioni sottili di verde, texture e riflessi. Gli ulivi, insieme a Westringia e Festuca, definiscono una base nei toni grigio-verdi e verde-bluastri. Teucrium, Stachys e Convolvulus introducono fogliami argentati e superfici morbide capaci di catturare la luce. Il verde acido di Euphorbia, insieme alle tonalità più calde e stagionali di Stipa, aggiunge variazioni di luminosità all’interno di una composizione prevalentemente desaturata.
La palette non dipende quindi da una grande quantità di fiori dai colori intensi, ma nasce da: verde oliva · verde-blu · argento · verde acido. Il risultato è una base mediterranea misurata, continua e profondamente legata al paesaggio degli uliveti.



Dalle singole piante alle comunità vegetali
Le piante non vengono considerate come elementi isolati. Lo studio si concentra piuttosto sulle relazioni tra le specie: quali condividono esigenze simili di sole, suolo e disponibilità idrica; quali possono contribuire alla copertura del terreno e ridurre le superfici nude; quali svolgono un ruolo strutturale e quali introducono variazioni stagionali; e come crescita, espansione e rinnovamento possano progressivamente costruire una comunità più stabile.
Specie aromatiche e resistenti alla siccità come Phlomis e Salvia, per esempio, possono costituire una struttura intermedia relativamente stabile, all’interno della quale si inseriscono perenni più dinamiche e di durata più breve. L’oggetto del progetto non è quindi più la singola pianta, ma una comunità vegetale capace di trasformarsi nel tempo.
Lasciare spazio alla spontaneità dentro una struttura stabile
Il planting naturalistico non significa lasciare che tutto cresca senza controllo. Il principio fondamentale è: prima costruire una struttura stabile, poi lasciare spazio al cambiamento.
Uliveti, arbusti sempreverdi e specie aromatiche costituiscono l’ossatura di lungo periodo. All’interno di questa struttura si inseriscono elementi più liberi e temporanei: bulbi che emergono improvvisamente in primavera; annuali e biennali capaci di disseminarsi spontaneamente e di cambiare leggermente posizione di anno in anno; perenni e infiorescenze leggere che raggiungono il loro massimo tra estate e autunno.
Primavera: bulbi e specie a ciclo breve emergono tra le masse sempreverdi, introducendo variazioni temporanee e più intense. Autunno: specie a fioritura tardiva come Salvia leucantha prolungano l’interesse stagionale e mantengono profondità e movimento anche dopo l’estate.


Anche il suolo fa parte del planting design
L’identità ligure non deriva soltanto dalla vegetazione. Ghiaia chiara, lastre di pietra naturale, muri a secco, terra esposta e vegetazione formano insieme un unico sistema di superficie. Per questo, lo studio non considera il prato come soluzione predefinita per tutte le aree libere.
A seconda dell’uso dello spazio, possono essere adottate diverse soluzioni: pacciamature minerali in ghiaia, percorsi in pietra, superfici in terra compattata, tappeti fioriti calpestabili e comunità di piante perenni. Materiali minerali e vegetazione lavorano insieme: da un lato riprendono il carattere del paesaggio tradizionale, dall’altro riducono irrigazione e manutenzione non necessarie, permettendo al giardino di inserirsi più naturalmente tra pendio, architettura e uliveto.
Strategia di planting per il paesaggio ligure
Lo studio può essere sintetizzato in cinque passaggi.
01|PLACE — Leggere il luogo
Partire da sole, siccità, vento, suolo, pendenza e paesaggio esistente, prima ancora di scegliere le specie.
02|STRUCTURE — Costruire una struttura stabile
Conservare gli ulivi e utilizzare arbusti sempreverdi di gariga e specie resistenti alla siccità per costruire uno strato inferiore stabile durante tutto l’anno.
03|COMMUNITY — Costruire comunità vegetali
Raggruppare le specie in base a esigenze ecologiche compatibili, combinando differenti altezze, cicli vitali e modalità di crescita. Competizione e complementarità vengono utilizzate per aumentare la copertura del terreno, la stabilità della comunità e la profondità visiva.
04|SEASONAL LAYER — Introdurre il cambiamento stagionale
Integrare bulbi, annuali, biennali e perenni stagionali affinché il giardino continui a trasformarsi all’interno di una struttura stabile.
05|EVOLUTION — Gestire la successione, non bloccarla
Nella successione naturale, una vegetazione aperta dominata da erbacee tende progressivamente a evolvere verso arbusteti e, successivamente, formazioni arboree. Il progetto non cerca di impedire questo processo, ma di lavorare con esso. Attraverso copertura del suolo, densità d’impianto e gestione selettiva della competizione tra le specie, è possibile mantenere una struttura aperta e stabile nello strato inferiore dell’uliveto.
In questo modo il giardino conserva il cambiamento stagionale senza evolvere continuamente verso una vegetazione arbustiva troppo densa, riducendo nel tempo la necessità di ripetuti interventi di pulizia e ricostruzione.